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RECENSIONI TOSCA AMORE DISPERATO

Da ancona: marco & black family (29/10/03)

Eccoci qua…….
Il nostro motto "l'avventura continua" ci accompagnerà sicuramente per tutto il 2004.
Non vi è alcun dubbio, perché nonostante il primo episodio della nostra avventura si sta avvicinando all'epilogo, è già nata una nuova stella in grado di illuminare la strada di noi ex "folli" ed ora "disperati".
Disperati perché Lucio Dalla oltre che creare un'opera musicale "disperata" nell'amore, sicuramente creerà una nuova fascia sociale, quella dei disperati, coloro che stanno contribuendo a costruire l'impero zard a danno delle loro tasche.
Sono sicuro di quello che dico e ci ho pensato due giorni, nei quali mi sono rivisto mentalmente e non (grazie a delle splendide riprese) le prima 4 rappresentazioni di un'opera che secondo me lascerà un segno nella storia delle opere musicali italiane.
Ma veniamo al resoconto…..
Venerdi 24: si fa la pazzia, le turbanti scene prese da porta a porta ci mettono dentro il desiderio di anticipare la partenza per la capitale.
Finisco di lavorare alle 12.00 di corsa a casa, pausa pranzo, doccia e via passo a prendere prima il dany e poi claudia presso le rispettive scuole, poi melissa e iniziamo la 19esima avventura…….
Viaggio tranquillo al solito ritmo de "il tempo delle cattedrali" alternato ai brani del cd che ci ha fatto avere "esmeraldina" ilaria. Si arriva a roma ed immancabilmente ci perdiamo nel tentativo di accompagnare melissa alla stazione termini. Oltre 2 ore passate nel traffico impressionante della capitale con immancabili le solite risposte ogni qualvolta si chiede informazioni: siete completamente fuori zona… è tutto dall'altra parte….. ma quale altra parte, le abbiamo girate tutte!
Finalmente imbocchiamo la strada giusta e si arriva la gran teatro.
Li incontriamo max , gabry, e tanti altre facce note tra noi ex-folli.
27esima fila ma ci dicono che il mancato contatto ravvicinato con il palco viene comunque compensato da una visuale completa delle scene, e così sarà in effetti.
Nella stessa fila ma in posizione centrale, nel cosiddetto settore vip, ecco pippo baudo, balestra e tra le personalità scorgiamo una papalina che nascondeva una persona, ci avviciniamo e con grande soddisfazione scorgo una persona più bassa di me…. Si è lui: è lucio dalla.
Ma badiamo allo spettacolo, mentre si annuncia che nei primi 15 minuti è vietato alzarsi dalle poltrone, si spengono le luci e nel lato gringoire, scorgiamo un letto, esce rosalia in vesti abbastanza succinte ed inizia lo spettacolo. Mentre sul sipario vengono proiettate le immagini del console angelotti, interpretato da attilio fontana(ragazzi italiani) che scappa, improvvisamente si vedono scendere in mezzo al pubblico delle corde, dietro a noi nel lato sinistro e destro due fuggitivi passano sopra le nostre teste attaccati ad una carrucola che scorre su delle funi. Contemporaneamente dalle funi scendono in mezzo al pubblico altri fuggitivi, mentre alle nostre spalle marciano in direzione palco le guardie. Nei corridoi iniziano delle colluttazioni, con fughe e urla accompagnate da una base musicale incalzante.la scena si chiude con 4 fuggitivi che si arrampicano su delle corde per le mura e dietro di noi un plotone che spara e fa rimanere a mezza altezza i corpi degli stessi. Entra in scena attilio che ci presenta il primo brano dell'opera, ma l'attesa è tutta per lui: graziano, il quale appare appeso mentre dipinge un quadro. È grande, finalmente può dimostrare quanto è bravo, il suo cantare è musica, e la sua voce raggiunge picchi ragguardevoli. È bravissima anche rosalia, quando entrambi intonano l'ormai famoso "luce dei miei occhi" mi si accappona la pelle, l'emozione mi assale in un crescendo di senzazioni uniche.
ma quando l'incredibile Vittorio entra in scena, cambia musica, la sua capacità di adattarsi, la sua bravura nel canto e la sua presenza scenica, fanno di lui l'elemento cardine di quest'opera. Il suo personaggio raggiunge e si posiziona su quella sottilissima linea che divide la parte tragica da quella sarcastica e goliardica del personaggio che Dalla ha voluto. Non sfora mai, fondendo alla perfezione i due aspetti senza mai permettere all'uno di prevalere sull'altro e rendendo contemporaneamente perfido e ridicolo il suo personaggio. Non c'è dubbio che il camaleontico vittorio prenderà per mano questa "tosca" e la condurrà in alto…..
fine del primo atto, foto ed autografi di rito con pippo e lucio dalla, e si ricomincia………
il secondo atto è meno spettacolare del primo ma sicuramente più intenso.
Denso di significati, in un insieme di scene che rimangono unite da un sottilissimo filo, che con maestria fanno giungere lo spettatore al momento clou, quando si arriva al tragico epilogo con la morte di mario. L'urlo struggente ed angosciante dell'angelo nero che scende le scale con in braccio la suicida tosca, e con sidonia che intona per la terza volta il brano portante dell'opera: quell'amore disperato che che porta come in notre dame alla morte tutti i suoi principali personaggi.
Che dire, musiche incredibilmente belle e varie, si passa dal rap, al gospel con maestria. Scenografie ben miscelate a giochi di luce decisi e significanti: bello il doppio passaggio di luci nel dissacrante balletto di preti e suore che alternano un blu nei momenti in cui canta e risalta il personaggio di mario pittore ecclesiale o astico (aiutatemi!) al rosso di un balletto al limite del buongusto ma perfettamente in linea con il significato che dalla ha voluto trasmettere.
I balletti che in un primo momento non mi avevano incantato, durante le successive repliche mi hanno conquistato, molto spesso sembrano essenziali, ma poi ci si rende conto di quanto siano importanti e ben costruiti.
Un'ultimo cenno lo voglio rivolgere ad armani: splendidi i costumi ideati dallo stilista, rosalia e vittorio sono perfettamente rappresentati e rappresentativi nel loro vestire. Gli stessi ballerini sono vestiti in maniera decisamente accattivante.
Se ci sono da fare appunti, mi limito a due che ritengo essenziali:
troppo spesso le musiche sovrastano il cantato e spesso in momenti decisivi impedendo di seguire le trame.
Il libretto pur nella sua eleganza e bellezza, è scarno e non aiuta a capire l'opera, non tutti ci presentiamo allo spettacolo edotti. Inoltre non è così immediato il filo conduttore, anzi ritengo che sia stato attentamente studiato al punto che se non si segue con attenzione ci si può perdere, per cui un aiutino con un libretto decente…….
Nel finale oltre alla felicità di rosalia ho notato un vittorio che con uno sguardo indagatore sembrava cercasse nelle espressioni della gente un riscontro, come se cercasse di capire fino a che punto noi che eravamo li davanti ad applaudire fossimo veramente soddisfatti del loro lavoro. Ci ha guardato tutti (probabilmente era anche un po' emozionato) entrando con gli occhi dentro di noi che continuavamo ad applaudire.
Anche nel backstage vittorio si è dimostrato la splendida persona che è: sicuramente era stanco, ma si è fermato con noi sottoponendosi al rito delle foto e degli autografi con una cordialità che ricordo solo nella nostra amatissima lola (simpatico quando è uscito con questa frase: ma mi sembra di riconoscervi tutti!)
Forse mi sono dilungato troppo (e siamo solo alla prima di 4 spettacoli visti) se pensate che è troppo evito le successive, anche se ci sono belle cose da raccontare
Un saluto a tutti ed in particolare a luca che il giorno successivo uscirà gratificato da questo splendido fine settimana.
Da ancona: marco & black family

 

Tosca: spettacolo disperato?
Riflessioni sul musical più atteso, dopo Notre Dame de Paris (Valeria 29/10/03)


Le luci si abbassano, il sipario si apre, e Tosca spande la sua voce nel Gran Teatro di Roma, sottile e suadente come la lama del coltello che poi ucciderà Scarpia. Le parole sono incerte, la musica non convince. Ma l'ambientazione promette bene, e già dalla seconda canzone, "Amore disperato", le cose tendono a risollevarsi. L'interprete è bravissima, e la scenografia imponente aiuta molto. Ci si aspetta qualche colpo di scena tipico di Notre Dame (Gringoire che alza le mani e i due gargoiles che escono fatalmente dalle colonne, per esempio) che non arriva, forse non deve arrivare.
Questo non è Notre Dame. Non c'è nulla di Notre Dame, bisogna sgombrare la mente, far posto a Dalla e metter via Cocciante, metter via i pregiudizi, metter via i paragoni.
Le canzoni si susseguono, il ritmo è buono, l'ironia tagliente sulla Chiesa e la sua corruzione spaventa un po' i bigotti legati alla Tosca di Puccini, ma fa sorridere sarcasticamente tutti gli altri, me compresa. L'entrata di Angelotti dalla platea, le lotte quasi intestine e fratricide che si consumano tra pubblico e attori mistificano le regole e attraggono fiumi di sguardi, che illuminano ancor di più l'aria inquinata dal fumo di scena e dalle torsioni ginniche degli spettatori, affannati ad osservare ogni singola scena e non riuscendo quindi a seguirne nessuna.
L'attenzione cresce e sale, mentre il meno nobile Mario Cavaradossi (la mancanza di Graziano Galàtone, il primo attore, già Febo in Notre Dame de Paris, si sente e si sentirà, e neanche la sua mistica presenza in sala, e quindi sulla scena, potrà cancellare questa sensazione) si lancia su "Luce dei miei occhi". Ecco la grande lirica, il fenomenale Lucio Dalla di Piazza Grande, la tensione e qualche lacrima che scende dai volti, e nessuno, in quei due minuti, può dire di aver criticato i sottili giochi di note ripresi da Notre Dame, e la schiacciante uguaglianza di emozioni che scatena dentro. Anche le canzoni successive riescono a tenere la scena. La coreografia e la scenografia si fanno spettacolo, stelle, luci, e ballerine (che siano vere appese a corde di sicurezza o false proiettate su un telo nero poco importa) riempiono l'aria di magia, dolce e poetica, mentre sulla scena si giura amore e fratellanza con acuti che lasciano il pubblico senza fiato, estasiato e muto.
Entra Scarpia. Il male, il potere, la follia, tutte racchiuse in un uomo. Il tono cambia, si fa scherzoso e potenzialmente demenziale, mentre una base moderna e ritmata accompagna le frasi irriverenti del Barone, "ti ammazzo, ti uccido, ti impicco, e rido". Con un po' di sforzo, ci si abitua al passaggio decisamente troppo brusco tra i due momenti, e si apprezzano anche le risate sardoniche, le rivoltelle che sparano sobbalzi nell'aria, lo spolverino di pelle, ed i pantaloni negli anfibi, questo nuovo Scarpia non è male. La follia, al giorno d'oggi, è anche questa.
Il musical prosegue, parti prettamente liriche si accostano a momenti "parlato-cantati", in cui non si riesce a distinguere dove finisca la voce dell'attore e cominci la musica. Risultano passaggi stridenti e particolari, non apprezzabili da tutti, ma, ad un orecchio attento, belli, difficili, che riescono a mettere in risalto ogni singola dote di ogni singolo attore.
Si giunge quasi alla fine del primo atto, quando il musical sprofonda in una voragine. Tosca e gli altri abbandonano la scena, rimane Scarpia, che da sfogo alle sue doti di cabarettista. Dietro di lui si staglia un sipario di paiettes , dall'alto viene calato un piccolo microfono anni 50, i ballerini diventano vallette da talk-show.
"Per te" si muove nell'aria, Puccini si rivolta nella tomba.
La considerevole parte del pubblico che consoce la Tosca, si agita nelle poltrone rosse, in movimenti convulsi provocati da uno strano senso di disagio.
La canzone, ascoltata di per sé, e straniata dal contesto, è superficiale, ma con stile. Inserirla in un opera tragica, anche giustificandola con l'intento di voler "sdrammatizzare" l'azione scenica, ne fa un sottoprodotto scadente di qualche bar. E anche la figura imponente e maestosa dell'attore ferisce gli occhi e disgusta.
Il primo atto può dirsi concluso. Ma la caduta di stile di Scarpia rende difficile giudicare positivamente il resto del primo tempo, quasi impossibile. Rimane un inverosimile senso di amaro tra le labbra, e si comincia a guardare il secondo atto con molto scetticismo, mentre riaffiorano inesorabili i paragoni con la coerenza tragica di uno spettacolare Notre Dame, in cui anche l'orecchiabile allegria de "La festa dei folli" o de "La Corte dei Miracoli" rimane inquadrata in un'armonia che non si riesce a trovare qui.
Inizia il secondo atto. I toni tornano quelli seri o quasi dell'inizio, parti "cantato-recitate" si intercalano con difficoltà sulla scena, ma la scenografia fa dimenticare tutto, e ricrea un ambiente magico. Ecco torna il motivo di tanta amarezza, Scarpia. Tolto lo spolverino di pelle, giacca di velluto nero. Torna il male, torna la follia, torna lo Scarpia che tutto desideravano vedere fin dal primo atto.
Le canzoni di quest'ultimo assieme a Tosca rinfrancano gli animi scettici, il dramma arranca faticosamente, ma è ancora lì. Altre due cadute, anche se molto meno visibili e più mascherate che in "Per te": la prima, nelle sensuali pose pseudo-erotiche delle ballerine nella tortura di Cavaradossi (che non credo dovesse apprezzare molto, viste le catene e gli urli che lancia sofferente sulla scena), mentre il Barone si contiene schioccando le dita a cavallo di una sedia, con un fare calato su misura nel personaggio, che tenta ti riportare la situazione ad un livello di dramma almeno apparente, facendo da collegamento ad una Tosca piangente sulla sinistra, e una serie di ballerine semivestite a torturare Mario sulla destra; la seconda, a fine spettacolo, quando Tosca parla a Mario del salvacondotto e della finta esecuzione, confessando di aver ucciso Scarpia per ottenerli, il tutto con tale superficialità e naturalezza che sconcerta l'animo di chi conosceva Tosca bigotta, fedele a Dio e, quindi, alla vita umana.
Momenti di grande intensità nel secondo atto vengono accennati nelle canzoni di Scarpia, distrutto dal dolore di non poter avere una Tosca nuda coperta solo dal distacco di nove televisori portati sulla scena e accostati gli uni agli altri. La scena, seppur poco consona, ci cala nella sofferenza di un pazzo, pazzo come tutti, come ognuno di noi, e quindi in parte giustificabile.
Si raggiungono livelli spettacolari solo nell'ultima conversazione fra Tosca e Scarpia, finalmente cattivo e perverso come piace al pubblico, finalmente pronto a tutto, anche alla morte, perché "non importa cos'è che ferma un cuore, se un bacio, o una pugnalata". Muore il cattivo, sorridendo per essere riuscito a sfiorare le labbra della donna amata, e lascia un grande vuoto, assieme alla consapevolezza che con lui muore parte di noi.
Altro grande momento, la fucilazione di Cavaradossi, che, fermo sul patibolo aspettando la sua ora, rivendica il suo amore, cantando ancora "Luce dei miei occhi" assieme a Tosca, che non è più vicino a lui, ma in basso, quasi piangente, quasi inconsapevolmente cosciente che Mario non si salverà.
Non convince invece il momento di "conversione" di Spoletta, che si risolve in una decisione senza meditazione e senza senso, che non modifica nulla ai fini del dramma.

Degni di menzione gli attori, il fulcro e la vera forza motrice di tutto lo spettacolo. Sono loro che cantano, loro che recitano, loro che fanno vivere Tosca e Cavaradossi, loro che amano, soffrono ed uccidono tanta finzione in maniera tale da farcela credere realtà.
Evito di pronunciarmi su Graziano Galàtone, che non era in scena, la cui mancanza comunque si è fatta sentire. La voce di Mario era lodevole, ma la sua espressività non degna di nota. Lo sguardo perso, l'interpretazione a volte troppo costruita nei passi e nelle movenze, tipico di chi deve fare esperienza. Ho i miei motivi per credere che Galàtone avrebbe tenuto meglio il palcoscenico, un anno e mezzo di Notre Dame forma più di quanto si possa immaginare.
Passiamo a Rosalia Misseri (Tosca), elemento chiave. Nulla da ridire sulla voce (come su quella di tutti, ognuno riusciva a surclassarsi canzone dopo canzone), qualche piccola incertezza, qualche accenno del lavoro che c'è dietro, a volte statica nei movimenti. Incoerenti alcuni aspetti del personaggio, dimesso e dolorante durante la tortura di Cavaradossi, spietato e passionale nell'uccidere Scarpia, cinico e sardonico nel riferirlo a Mario. Comportamenti che lasciano un po' perplessi, ma alla fine il tutto si perde nella bellezza mistica e fatale dei suoi occhi, e nelle splendide esecuzioni vocali.
Belle seppur di minimo rilievo le apparizioni della veggente, timbro eccellente, atteggiamenti da padrona di scena. Ma è difficile darle un giudizio paritario, vista la pochezza di elementi, sarà pur brava, ma canta una sola canzone, un solo motivo.
Gli altri protagonisti rimangono nell'ombra, non si trova nessun attore, solo dei magnifici cantanti, ed in un musical questo non basta.
A trascinare corpi e spiriti si erge solitario Scarpia, Vittorio Matteucci. Un istrione senza precedenti, che vive la scena e la assapora istante per istante, la possiede come non riesce a fare con Tosca, la ammalia, la fa sua complice. A lui è destinato il compito di ricomporre gli accenti spezzati degli altri protagonisti e farne un gruppo, a lui l'onere di condurre lo spettacolo al termine.
Non tiene la scena, la scena è lui.
Riesce a salvare le cadute brusche ed i passaggi vocali del musical, tranne in "Per te": tutta la sua bravura non può coprire il vuoto palese che crea quella scena da cabaret. Quando cala il sipario, è la sua giacca nera che spicca vicino agli altri costumi, i suoi gesti che muovono gli applausi, e gli inchini. Da lui dipartono le figure dei cantanti, da lui, che oltre ad essere cantante, è attore. L'esperienza da una parte, e il materiale favolistico delle sue doti dall'altra lasciano stupefatti, ed il pubblico, consapevolmente o meno, lo sa.

In conclusione, il musical risponde, risponde bene. Ma la voglia (o la necessità) di forzare e cambiare e intervenire ovunque per produrre qualcosa di diverso dalla Tosca di Puccini, ma di diverso anche dalla perfezione assoluta di Notre Dame, rende l'opera falsata, e tristemente insoddisfacente. Le basi ci sono tutte, gli attori sono bravi, con una forza lirica e d'espressività (fatta eccezione per Cavaradossi, volevamo Graziano) che fa pesare ancora di più la mancanza di quel "qualcosa" che ha fatto grande Notre Dame, e reso più piccolo del giusto Tosca Amore Disperato.
Alla fine, si sorride amaramente, senza riuscire a capire perché sommando buoni elementi, il risultato sia stato così tanto diverso da quello oggettivamente preventivato.

La Tosca? Uno spettacolo volutamente spettacolare, sicuramente da vedere. E anche da rivedere, perché un Vittorio Matteucci così, è spettacolo di per sé.

Valeria

 

Gian Maria "Pollo" Montagnolo (Torino, 30/10/2003)

Tosca è una gioia per gli occhi, Vittorio è una gioia per il cuore.
Il primo atto è cinematografico sotto tutti i punti di vista. Le proiezioni video assolutamente appaganti e gli effetti audio in Dolby Digital 5.1 ti danno l'impressione di assistere ad un kolossal degno di Holliwood. Il secondo atto invece lascia ampiamente posto alla musica e alle emozioni, con scenografie che cambiano i vari ambienti con
grande effetto. Grazie alle arie delle canzoni che spaziano dal pop alla lirica (soprattutto nelle parti sinfoniche suonate e registrate in maniera eccelsa dall'orchestra DIMI di Roma), non annoiano mai lo spettatore. E proprio a non annoiare ci pensa lui: Vittorio Matteucci. Canta con voce drammatica, poi in falsetto, poi scimmiotta Mario ("Luce dei miei occ... ehm..."), balla, si muove come un burattino e come ringraziamento che succede? Viene pugnalato! azz... purtoppo è scritto che Vitellio Scarpia (ma che razza di nome è?) deve morire: peccato. Il finale, a mio giudizio, è da rivedere perchè non è chiaro se, in questo remake di Dalla, Tosca si butta dalla gradinata o viene uccisa dalle guardie, inquanto le luci si spengono nel momento in cui i fucili vengono spianati verso di lei e, per altro, non si vede nemmeno un saltino da parte di Tosca. Bah! mistero. L'angelo che appare alla fine sarà Mario Cavaradossi? Chissà, forse...ma non lo sapremo mai.
Bella la Tosca di Dalla, grande Vittorio Matteucci! (e non cominciate con la storia che sono di parte!)

Gian Maria "Pollo" Montagnolo (Torino, 30/10/2003)

 

Chiara , Padova 2/11/03

Beh, eccomi qui… come poteva mancare il mio grido di gioia disperato dopo aver visto il nuovo musical? Devo ammettere una cosa però, questa mia recensione è nata da alcune riflessioni partite dalla lettura delle precedenti, non voglio creare problemi o criticare nessuno, questo sia chiaro a tutti fin dal principio.
Per prima cosa voglio chiarire a tutti che questo musical NON è Notre Dame… alcuni sono restati delusi da Tosca proprio perché cercavano il lirismo tipico di NDP e degli altri musical di origine francese, e forse perché non hanno capito bene che questo musical è nato dalla mente "folle e rivoluzionaria" di Dalla. Chi conosce bene la sua musica ne sente la potenza e ne vede i risultati nelle scelte scenografiche e nella musica stessa, senza parlare delle parole delle canzoni. Il risultato è un musical all'avanguardia, che personalmente a me è piaciuto moltissimo, concedetemi di ricordare che senza sperimentazione non si può creare nulla di nuovo, non sarebbe nato nemmeno NDP senza sperimentazione, quindi non rivolgete critiche alle innovazioni di questo musical, per esempio l'uso della multimedialità.
Ora mi trattengo a stento sulla sedia, perché devo parlare di una canzone che ormai ho fatto mia e che sembra molto criticata: Per te… che dire, Vittorio è un grande, ma questo lo sapevamo già, ma il modo di presentarla, con il lamé alle spalle e il microfono, è riuscito a far capire esattamente ciò che Dalla aveva in mente: uno Scarpia del tutto folle e psicopatico, e l'ha fatto in una maniera così forte che non mi sembra adatto dire che sia una caduta di stile, anzi… un'idea bellissima! Si dice anche che questa canzone non rispetti la tragicità della storia, non so voi, ma io scorgo una tragicità così dolorosa nelle parole e nell'interpretazione di Vittorio che non posso fare a meno di commuovermi ogni volta.
Non voglio parlare dell'interpretazione di Vittorio, visto che è scontato ogni complimento, mi sembra banale tessere le sue lodi quando tutti sanno obbiettivamente che lui è forse il migliore tra tutti gli interpreti, non lo dico per cattiveria verso gli altri, lo dico perché ha molta più esperienza e nel bagaglio della sua vita troviamo esperienze di teatro che mancano agli altri, è pure scontato che gli altri cresceranno nella bravura, non resta che aspettare solo un po'. Del resto ammetto pure che Dalla ha dato molto più spessore al suo personaggio, mentre gli altri restano sempre un po' più in ombra, pure Tosca… non mi sembra che abbia l'intensità che le era dovuta.. ma questo è colpa del regista e di Dalla stesso.
Sempre su Tosca e sul suo rapporto con la religiosità. Si è criticato il suo personaggio per il modo in cui, cinicamente, dice a Mario che ha ucciso Scarpia. Ora, ditemi voi, poco prima Mario l'ha accusata di averlo tradito, lei per amore suo, e del tutto disperata, uccide un uomo che la importuna, e voi dite che deve essere dispiaciuta? Oddio, non che io sia un'assassina senza morale, ma non avete mai pensato che forse anche lei è impazzita d'amore? Che ormai la religiosità sia un aspetto minore? Che per Mario non avrebbe potuto farlo? Bah, secondo me ha fatto bene…mmmhhh, un po' mi dispiace perché ha ucciso Vittorio, ma tanto lui è abituato a morire!
Ultima cosa… ho letto che Dalla non avrebbe dovuto cercare di cambiare così tanto la Tosca di Puccini, cambiare cioè, credo di aver capito così, la psicologia dei personaggi… sto sorridendo ora, perché questa persona parla anche della " perfezione assoluta di NDP"… forse non ricorda il romanzo….si, perché nel libro, Clopin e Gringoire non sono poi così positivi come nel musical… allora, insieme a Puccini, anche zio Hugo dovrebbe rivoltarsi nella tomba?
Consiglio a tutti quelli che amano solo e soltanto il genere di NDP di rivolgersi a musical di questo genere, bellissimi tra l'altro, visto che ne farò la mia tesi di laurea, e di non criticare così fortemente un prodotto musicale che non capiscono nella sua totalità. A parer mio, si può dire che questa è la rinascita del musical italiano, almeno secondo il mio modestissimo parere.
Scusate la mia difesa! Buona visione e ascolto a tutti!

Chiara , Padova 2/11/03

 

 

Replica di Valeria a Chiara (2/11/03)

Ok… ho letto la recensione di Chiara, e mi sono sentita attaccata, così, per semplice spirito di discussione, e magari come occasione per crescere assieme, ribatto le sue affermazioni.
Comincio col dire che le mie affermazioni sono del tutto personali, basate sul mio modo di vedere e di giudicare, di conseguenza, non tutti possono o debbono necessariamente condividerle. Continuo ammettendo che non ho mai ascoltato Lucio Dalla, e che, a parte alcune sue "manifestazioni" plateali di sé, come il programma con la Ferilli, so molto poco di lui. Ma qui, tanto per correttezza, dico anche di non sapere nulla di Cocciante. Chiudo l'argomento, asserendo assieme a Chiara che questo NON è Notre Dame, ed infatti nella mia recensione l'ho menzionato all'inizio proprio per sottolineare questo, le altre volte che l'ho nominato, era solo in quanto musical, non mi pare di aver accomunato i due spettacoli, o di aver fatto confronti.
Forse nella mia recensione non era chiaro un punto: a me questo musical è piaciuto, e tanto. Se potessi, lo rivedrei mille e mille volte, aveva delle trovate spettacolari, suggestive, dense di significato. Ma volevo mettere in risalto le cose che, a mio giudizio, avevano "stonato" in tanta spettacolarità, e capire perché al termine di quelle due ore ero frastornata e stanca, e non riuscivo ad esprimere alcun parere.
Le musiche: altalenanti, ma non le ho mai confrontate con quelle di NdP. Lì c'era un'uguaglianza di basi e di sottofondo, che in Tosca era volutamente inesistente. Anche le canzoni meno "liriche" di Vittorio sono ben fatte, hanno il loro stile, che a me piace. Ho apprezzato "Per te"dalla seconda volta che l'ho sentita (la prima, lo ammetto, sono rimasta intontita, tra la "Luce dei miei occhi" di Graziano, ed il ricordo dell'"Accoltellamento" di Castel Sant'Angelo, la canzone usciva dallo schema che le avevo erroneamente affibbiato), e mi scopro la mattina cantarla mentre mi muovo per la casa, la sento profondamente legata a ciò che sono, a ciò che percepisco.
La scenografia e la coreografia che la accompagnavano, ho provato a riflettere sulle parole di Chiara, ma a me non piacciono. Non riesco ad apprezzarle forse, ma davvero non noto questo forte impatto positivo sul pubblico. In molte altre canzoni si capisce la follia di Scarpia, ma senza bisogno di stracciare l'artificio scenico, perché a me sembra proprio che si faccia questo. Ed è proprio questo piccolo dettaglio che ha destato il mio dissenso, il fatto che la storia venga "fermata", bloccata di netto, e che Scarpia sembra parli col pubblico, anzi, sembra canti per il pubblico, in stile cabaret. E non trovo neanche questa drammaticità, Scarpia che barcollando si abbandona a terra mi lascia un senso di demenzialità forzata, che a mio avviso non era necessario sottolineare ulteriormente.
Chiara ha detto che la religiosità in Tosca andrebbe un po' messa da parte, per far spazio alla follia di un'innamorata. Io ho preso l'aspetto religioso dalla Tosca di Puccini, ma si può anche eliminarlo, dopotutto, questa è una Tosca moderna, con sentimenti ed emozioni che ci collegano al mondo di oggi. Ma non credo che Tosca sia innamorata di Mario, o meglio, non fino alla follia. È possessiva, ed il possesso non si lega molto all'amore. In più, quando parla con Scarpia (che le sta per proporre il baratto tra la vita dell'amato, ed una notte con lui), badate bene, lei dice "Non POSSO"… se io fossi al suo posto, ed amassi alla follia un altro, mi ritirerei disgustata, dicendo "non voglio, né adesso né mai!"… o al contrario, direi sì, subito, per lui, per la sua salvezza, senza preoccuparmi di perdere poi Cavaradossi che potrebbe non capire il senso del mio gesto. Se invece Tosca è così innamorata di Mario, allora Dalla avrebbe dovuto dare più spazio a questo aspetto romantico, che così sembra sfuggire. Lo so, sto dicendo cose blasfeme… ma forse non poi così tanto.
Per quanto riguarda lo "stravolgimento" dell'opera, non dico che sia sbagliato, ma allora, non chiamatela Tosca, non andate a scomodare un'opera lirica di quella portata… capisco le critiche al rifacimento di Notre Dame, ma io non ho visto perdersi la tragicità del dramma di Hugo, mentre qui, spesso, mi capita di non averne più il sentore.
Guardando NdP ho pianto, tante volte, in tanti momenti diversi, con emozioni diverse nel cuore, ho pianto quando nella mia vita tutto andava per il meglio ed ero felice, ho pianto quando i miei problemi sembravano vivere lì, assieme ai personaggi. In questa Tosca, ho pianto per dei ricordi di qualcosa che ho vissuto, e che non entra assolutamente nell'ambito del musical, ho pianto nel momento della fucilazione, ho pianto su una sola canzone di Tosca (se non sbaglio, lei inneggia a Mario, mentre Scarpia, di spalle ascolta), ed ho pianto per Scarpia, in quel momento, in cui lui non c'era, non c'erano dolori visibili, a parte quello di Tosca, al quale ho fatto appena caso (questo per ribadire che a me non dava l'impressione che questo fosse "amore": parteggiavo più per lo Scarpia dolorante in fondo alla scena, che per lei lì davanti a piangere disperata).

Questo è quanto mi sento di dire, ed è un giudizio personale e soggettivo, non ho la pretesa di convincere nessuno, come sono certa non ce l'abbia Chiara. Non vedo l'ora di leggere, se possibile, la sua tesi di laurea, questa "conversazione" via recensioni è viva, piacevole, interessante, e credo molto positiva.
Grazie a lei per le critiche, grazie a tutti gli altri per la pazienza di assistere ai nostri "scontri dialettici".

Valeria

 

Il buono, il cattivo, e il cattivo
Frollo contro Scarpia: duello all'ultimo sangue nella perversione che tutti vorremmo

Claudio Frollo, il Barone Scarpia. Due personaggi che incarnano il male, perverso e affascinante, brutale e temibile. Ed su di essi, il sorriso del loro interprete, Vittorio Matteucci. E questo fa arrancare i principi stessi su cui si basa l'indole dei personaggi, ma nel contrasto tra l'attore ed i protagonisti scenici sta la grandezza del successo che li accomuna.
Ma andiamo con ordine. Sul lato destro del ring, in conformità con le più antiche usanze religiose sulla funzione positiva della parte destra dell'uomo contro l'opposta, troviamo Frollo, Arcidiacono della Cattedrale di Notre Dame a Parigi, nel 1482. La scelta clericale fu per lui un obbligo fin dall'infanzia, non essendo il primogenito della famiglia, ed il solo obbiettivo a cui è destinato è quello di raggiungere il posto a cui Dio ha voluto chiamarlo. Devoto per nascita e credente per dovere, è giunto in una delle posizioni più alte a cui poteva aspirare, scoprendosi giorno per giorno avido di libri e di una conoscenza che, sola, riusciva a sopperire alla mancanza dell'unica cosa a cui l'uomo non può rinunciare, l'affetto altrui. Nell'indifferenza e nel rigore della Chiesa Medievale, che comincia ad arenarsi sugli scogli dell'Umanesimo, Frollo trova il modo di salvarsi dal definitivo distacco col mondo e con il proprio cuore nella figura di Quasimodo, bambino deforme allevato e nutrito dai ritmi cadenzati della Cattedrale in cui vive, prigioniero e protetto. L'Arcidiacono gli regala il poco affetto di cui è capace assieme alla crudeltà della reclusione, e nella semioscurità in cui aleggia il suono delle campane affidate al gobbo, sopravvive a stento la coscienza di Frollo.
L'ordine precario su cui si basa l'esistenza del personaggio viene stravolto dall'arrivo della bella gitana Esmeralda, che con la sua danza annega gli occhi del prete nel ricordo di una lussuria mai neanche immaginata. Così la castità e la religione, rifugio sicuro di tutta una vita, divengono catene da cui è impossibile liberarsi, che lo costringono a tacere le urla che sente scoppiargli in petto, profondamente ingiuste nell'ottica del mondo provvidenziale scrittogli su misura dal mondo, e da Dio.
Il male, cresciuto assieme a lui come una sottile infiltrazione d'umidità nelle ossa, esplode nella follia di una realtà che non riesce a comprendere, ad accettare, a vivere in mondo corretto, lui che da sempre era corso dritto sui binari del proprio destino.
La pazzia di Frollo è la pazzia dell'uomo che non trova spiegazione valida alle ingiustizie che percorrono implacabili il mondo, e l'unica reazione possibile, nella sua ottica traviata da provvidenzialità indotte e verità falsate, è il ripristino dell'ordine, la distruzione dell'elemento di disturbo, perché nulla può, né deve, fare così male a chi ha sempre seguito il disegno che Dio a scelto per lui.
Che siamo con o contro di lui, vediamo Frollo come uno sconfitto, e piangiamo gli eventi che lo conducono all'inesorabile fine che il destino gli ha riservato. Ammansire il male con altro male, giustificarlo colpevolizzandone un altro più deprecabile, o solo meno umano, meno simile a ciò che potremmo essere noi.
Sul lato sinistro del ring, invece, il Barone Scarpia. Folle fin dall'inizio, folle per scelta forse, folle e cattivo. L'immagine che ci si presenta, appare diversa da quella di Frollo: capitano delle guardie pontificie, "innamorato per capriccio" (rubiamo la citazione all'attore che lo impersona) di Tosca, temuto da tutti, assassino per gioco. La morte e la vita assumono nelle sue mani un peso irriverente e quasi nullo, e qualsiasi ostacolo si ponga sulla sua strada, o su quella vicina se lo ritiene divertente, viene rimosso a colpi di rivoltella. Questa volta sembrano non esserci scuse, il malvagio è malvagio, senza giustificazione che tenga. Eppure, il padre lo picchiava tutte le sere, e nel suo cuore cresceva l'odio. Si invaghisce di Tosca, e le giura di cambiare, di diventare ciò che non è mai stato per lei. Quando quest'ultima lo uccide, sul suo viso rimane la smorfia di un sorriso, perché è riuscito a sfiorarle le labbra prima di morire. Quante di queste azioni sono deprecabili, meschine, condannabili? E ancora una volta il negativo viene riesaminato e rivalutato come potenzialmente buono, avvicinando di molto i due atteggiamenti di Frollo e di Scarpia.
Due modi di vivere il male che sostanzialmente si uniscono, nell'amore per una donna. Amore malato, s'intende, amore di lussuria e piacere, ma l'amore è anche questo.
Alla fine dei due musical (Notre Dame de Paris, e Tosca Amore Disperato) dispiace vedere i personaggi morire, dispiace davvero, e teoricamente è l'unica emozione che non dovremmo provare per loro. Disprezzo, rabbia, ma non pietà, né compassione.
Il fascino perverso del male.
La sottile linea che divide ciò che è consentito fare e ciò che non lo è si sfalda inseguendo le logiche di questi due personaggi, che rappresentano i nostri limiti, le paure oltre le quali non riusciamo o non possiamo spingerci. Ed è proprio per questo che a incarnare il male si prestano due occhi buoni, ed un sorriso dolcissimo. Al di là dell'indiscutibile bravura dell'attore, si erge l'elegante destrezza dei gesti e il velo impercettibile del confine tra desideri e ragione a muovere il dramma, a renderlo vivo, a farlo scivolare dentro di noi.
Assaporiamo la loro sconfitta, e la vincita dell'attore sul pubblico, con la voracità della passione, della lussuria che brucia in loro.
Alla fine dell'incontro, non importa chi sia rimasto in piedi sul ring, e chi invece sia caduto. Entrambi sono lì, e ci sono per dare adito ai nostri desideri, chi in modo, chi in un altro. Sicuramente c'è chi parteggerà per il forse più giustificabile Frollo, e chi per l'esaltante folle Scarpia, ma quel che importa è che si siano dati battaglia, fino in fondo, e che ci abbiamo regalato spettacolo. E questo non possiamo negarglielo, sia da parte dei benpensanti moralisti che dei giovani rinchiusi nelle loro tribù di controtendenza.
Valeria

 

 

La mia Tosca……dopo 7 giorni (ragionamenti a freddo) by Max

Premetto che sono un privilegiato, ho visto Tosca già 4 volte e la mia critica non è la classica critica del tizio che deve scrivere una recensione dopo essere stato alla prima e basta, anzi è la critica di uno che prima di dare un'opinione definitiva, ci pensa, scribacchia qua e là e alla fine, dopo averla rivista (cosa a mio parere necessario per qualsivoglia rappresentazione) almeno 2 volte (4 secondo me è il meglio) si butta a capofitto nella scrittura. E poi non vengo pagato per scrivere.

Inoltre non sono solamente uno spettatore casuale. avendo visto Notre Dame de Paris un numero impressionante di volte ed apprezzando con Anna (mia moglie) il grande Vittorio ci siamo trovati a seguirlo in questa nuova avventura, e con lui anche Graziano e Rosalia. Cercherò di essere obiettivo.

Allora la Tosca poteva tranquillamente chiamarsi Scarpia (alla faccia dell'obiettività), ma è la verità e che come me ho visto che la pensano in molti allo stesso modo. A mio parere Lucio Dalla deve essere rimasto folgorato dalla capacità espressiva (nel senso del recitativo) e vocale del Matteucci, tanto da avergli costruito l'opera intorno. La cosa comunque sarebbe accaduta da sola, visto che anche la Tosca Pucciniana aveva per Scarpia il ruolo che tutti nell'ambiente lirico descrivono come fondamentale. E quindi ritorno ad essere obiettivo.

Devo dire che, come spero tanti altri, mi sono sentito preso in giro, nell'essere spettatore di qualche cosa che in 4 volte in cui l'ho vista si è modificata altrettante volte, anche in modo sostanziale. Lucio Dalla ha mascherato con la definizione di work in progress uno spettacolo che ancora era in una fase creativa, in cui forse il pubblico non sarebbe dovuto essere coinvolto. A mio parere sarebbero dovuti andare in scena il prossimo marzo e provare, provare, provare, come i veri professionisti fanno. Ma evidentemente avendo già dato false date (9 ottobre) non potevano continuare all'infinito.

Comunque il ruolo del pubblico è stato fondamentale per far capire che alcune parti (che chi non ha ancora visto Tosca non vedrà mai) erano veramente da cancellare. Cosa che fortunatamente è stata fatta.

Ma ora partiamo con la recensione.

Roma 25 Ottobre 2003 (la 4° volta a Tosca)

Come Matrix questa Tosca dovrebbe essere accompagnata dal suffisso Revolution, Tosca Revolution quindi. Lucio Dalla ha voluto imprimere alla storia di Tosca non tanto una riedizione, ma una vera e propria rivoluzione, non storica (il periodo è quello della fine di Napoleone, vissuto nella Roma papale) ma riferita alla versione Pucciniana. I personaggi sono sempre gli stessi: Tosca gelosissima del suo amante, il pittore Cavaradossi, pur di salvarlo dalla tortura, si lascia corteggiare dal capo delle guardie, Scarpia, innamorato di lei, e lo uccide dopo essersi assicurata che il suo amante sarebbe morto per finta, per fuggire con lui lontano da Roma. Cavaradossi in verità morrà e Tosca si suiciderà per la perdita del suo amante.

Lucio Dalla sin dalle prime battute fa ampio uso di effetti speciali (molto azzeccati in tutti i suoi utilizzi) del bravissimo Fabio Iaquone, con videoproiezioni che ricordano molto l'estetica di Lars Von Trier di "Europa". Tosca entra in scena dopo una serata e si sdraia nel letto, stanca, pensando al suo amore Cavaradossi. Nel dormiveglia, sente il cannone di Castel Sant'angelo che echeggia nella notte per ricordare che c'è stata un'evasione. Nel turbinio d'emozioni, evoca la maga Sidonia (unico personaggio inventato) chiedendo di prevederle il futuro a lei e al suo amante. Dietro al telo trasparente, sui cui sono proiettate immagini suggestive, la brava Iskra Menarini (corista feticcio di Dalla) intona la bella "Amore Disperato" (che però ci ricorda non poco l'adagio di Albinoni) circondata da pianeti che roteano a ricordare la vita che corre. A fine scena il pubblico viene coinvolto nella rocambolesca fuga del senatore (ex) della prima repubblica Angelotti (ridicola l'idea di mettere in scena un ventenne, al posto di un navigato signore di mezza età), il bravo Attilio Fontana (già elemento del gruppo simil Take That, i "Ragazzi Italiani"). La scena è incredibilmente coinvolgente. Dall'alto del teatro calano soldati e fuggiaschi, dal fondosala carrucole botti, e balletti/lotta che si protraggono per buoni circa 8-9 minuti. Il sottofondo è una splendida composizione musicale, tra l'introduzione da opera lirica e la colonna sonora di un film di azione tipo Titanic, inaspettato uso di effetti sonori cinematografici laterali e posteriori. Segue la deludente Libertà, cantata dall'affannato (e forse per questo deludente) Angelotti (forse sarebbe stato meglio spostarla in un altro punto dell'opera stessa).

Finalmente arriviamo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, dove il pittore Cavaradossi (il già apprezzato Febo in Notre Dame de Paris) sta dipingendo una Maddalena, su modello della Contessa Attivanti, già sorella dell'Angelotti. Scarpia (non ancora in scena) sapendo che Angelotti è comunque amico di Cavaradossi, manda il suo scagnozzo Spoletta (un immenso, nel senso della bravura, Lalo Cibelli) a spiare cosa succede. Qui Cavaradossi canta la splendida "Vento" con aperture vocali inaspettate. Peccato che però, mentre si capisce che sta parlando del suo amore per Tosca, troppo volte si rivolge a Spoletta (non si capisce quale ne sia il motivo). Segue Spoletta che dirige vocalmente un riuscitissimo balletto anticlericale, di grande impatto scenico ed emotivo. Dopo che Angelotti giunge in chiesa ferito e ricercato, Tosca scoperto il tutto fa con entrambi un giuramento di amicizia e di fiducia, che culmina con una canzone in cui dietro al solito pannello trasparente su cui sono proiettate migliaia di stelle, i tre volano tra angeli e astri celesti, il tutto forse un po' kitch ma di grande efficacia visiva.
Cavaradossi porta quindi Angelotti a nascondersi nel pozzo del giardino della sua casa di campagna. Tosca, religiosissima, resta a pregare in chiesa, dove, informato da Spoletta, arriva Scarpia. Il personaggio di Scarpia (interpretato egregiamente da Vittorio Matteucci) è un mix tra il barone Harkonnen del film Dune di David Lynch, lo spietato nazista di Spielberg e il capriccioso Duca di Moulin Rouge. Ad accompagnarlo un gruppo di ballerini vestiti come i seguaci di Matrix (la pelle o plastica fa da padrona nel gruppo). Di grande impatto la canzone in cui con tanto di pistole Scarpia fa conoscere a tutti la sua cattiveria. Ma poi si squaglia per Tosca e perseguendo il suo macchinoso piano la dirige come una marionetta nei meandri più oscuri ed angosciosi della gelosia in una canzone/balletto molto bella ed efficace in cui Tosca si dimena circondata da ballerine indiavolate. Ancora Scarpia precedendo Sidonia, canta in stile Musical anni 30 "per te" un inno alla sua passione durante la quale ci rende noti i suoi trascorsi giovanili. Il primo tempo si chiude con un reprise di Iskra (poco sfruttata).

Il secondo tempo si dipana in momenti meno esaltanti dal punto di vista scenico, ma molto emozionanti sia per i testi che per le canzoni. L'inizio è un inno alla volgarità romana contro il potere, un pieno di mortacci tua, vaffanculo etc.. che forse ad alcuni potrebbero risultare gratuiti ma che in fondo rappresentano una realtà nostrana (la famosa statua di Pasquino sulla quale il popolo esponeva il suo malcontento nei confronti del potere). Scarpia osserva il popolo dalla finestra. La scena si sposta al secondo atto dell'opera, all'interno dell'ufficio di Scarpia a Palazzo Farnese. Spoletta prende in giro Scarpia per quest'amore nei confronti di Tosca. Scarpia canta nuovamente il suo amore per Tosca. Forse una delle canzoni e delle interpretazioni più belle dell'opera (considerando gli interpreti maschili). Tra Video mobili sui quali corre il corpo nudo di Tosca, Scarpia urla il suo amore. Dopo aver trascinato Tosca al suo cospetto, fa entrare Cavaradossi e lo espone a tortura di fronte a Tosca che alla fine esasperata confessa che Angelotti è nascosto nel pozzo del giardino della casa di campagna (un po' ridicolo il modo con cui si cerca di far capire al pubblico la confessione, altrimenti difficile da comprendere). Spoletta va da Angelotti e mosso da pietà paterna (lui ricorda i suoi vent'anni e non ha mai avuto figli) lo uccide anziché consegnarlo a Scarpia (scena di grande effetto). Torniamo da Scarpia e Tosca. Qui vi è un'altra delle scene migliori dell'opera. Tosca canta il suo amore per Cavaradossi in un'esibizione sanremese (e non è una critica) di una bella canzone. Infine accetta il patto di Scarpia. Sarà sua per una notte e Cavaradossi ucciso per finta potrà partire con lei per terre lontane. Ma Tosca non ce la fa a tradire il suo amante e uccide Scarpia fuggendo con il salvacondotto. Di grande effetto il cambiamento di scena che trasforma la scena per far apparire la scalinata sulla quale verrà fucilato Cavaradossi. Ultima parte un po' incerta con un finale che ha trovato 4 diverse versioni e che ad oggi non so se ha trovato la sua migliore collocazione. Comunque Cavaradossi canta una splendida canzone, nella quale inneggia sempre a Tosca. La quale di nascosto lo informa dello stratagemma che ha ordito con Scarpia prima di ucciderlo. Lo stratagemma non funzionerà e Tosca, gettandosi dalla torre riapparirà tra le braccia di un'angelo nero (non c'entra nulla la canzone di Fauso Leali) che la deporrà accanto al suo amante. Termina così la Rivoluzione di Lucio Dalla.

Non potrei non fare alcune considerazioni sui diversi aspetti dell'opera:

Giudizio generale: da 6 a 10 gli do un 8, non sono rimasto soddisfatto dalla mancata chiusura dell'opera. Il work in progress non fa per me. Comunque grande fantasia e creatività, nonché belle canzoni e buoni interpreti.

Gli interpreti: Su tutti emerge Vittorio Matteucci , il vero mattatore dell'opera che forse, e dico forse, dovrebbe abbassare il tono professionale per far emergere anche gli altri, o sperare che gli altri provino a raggiungerlo. Segue Lalo Cibelli, una vera rivelazione, una voce perfetta per il personaggio e un'ironia interpretativa spontanea, come tutto il personaggio. Grande la Rosalia Misseri, una Tosca appassionata e gelosa, una voce calda e sensuale che riesce, nonostante il suo aspetto esile a restare in scena senza abbassamenti di voce per parecchie decine di minuti, praticamente senza mai smettere di cantare. Unico neo però la sua capacità espressiva e posturale. Anche se ha grande esperienza di scena dopo oltre 2 anni di Notre Dame de Paris poteva francamente dare di più. Graziano Galatone, Cavaradossi, grande voce e buona capacità espressiva. Ne sentiremo ancora parlare. Attilio Fontana è un discreto Angelotti, forse poco evidenziato nell'opera anche se ha un ruolo collaterale. Peccato anche per la maga Sidonia alla quale poteva essere affidato un ruolo di collegamento tra alcuni tempi morti.

I Balletti: Non mi sono piaciuti, banali e veramente da show del sabato sera. Forse il coreografo Daniel Erzalow si è dimenticato che non si trova più nel gruppo dei Momix ma all'interno di un Musical.

Le scenografie: Ottime scenografie, innovative e classiche allo stesso tempo.

La regia: Inesistente. Si sente la presenza di troppe mani e l'opera in diversi punti ne risente.

Max

 

ANTONELLA 04/11/03

Ho visto Tosca Amore Disperato la sera della prima, e cioè il 24 ottobre.
Lo spettacolo mi ha lasciato perplessa...non mi ha convinto, non c'è stato il "colpo di fulmine" così come mi era successo altre volte per altri spettacoli. E non parlo solo di NDP.

La cosa che mi è rimasta più "impressa" di Tosca Amore Disperato sono stati gli effetti speciali, bellissimi sicuramente...ma uno spettacolo, un musical, non è fatto solo di effetti speciali, ma anche e soprattutto di contenuti, testi, melodie che per quanto mi riguarda, ma è una impressione PERSONALISSIMA, sono rimasti sempre in secondo piano rispetto agli effetti speciali.
Le melodie tranne 2 o 3 canzoni...non mi sono rimaste nella testa, così da poterle canticchiare nei giorni successivi...mentre ricordavo benissimo tutte le proiezioni, i video mobili etc.

Il balletto con lo strip delle suore così come la canzone "mortacci tua" li ho trovati di cattivo gusto, mi hanno colpito, ma non per la loro bellezza e/o poeticità.

Come ha già scritto Valeria, "per quanto riguarda lo "stravolgimento" dell'opera, non dico che sia sbagliato, ma allora, non chiamatela Tosca, non andate a scomodare un'opera lirica di quella portata"… anche perchè comunque il paragone con l'originale lo faranno tutti, e comunque gran parte degli appassionati di opera lirica storceranno la bocca nel vedere questa rivisitazione.

Infine, LAST but not LEAST gli attori...eccezionali, bravi, veramente bravi!
Vittorio-Scarpia su tutti, oltre che una bellissima voce riesce ad immedesimarsi nei personaggi che interpreta in una maniera sconvolgente. Da solo vale almeno mezzo biglietto!
Graziano-Mario ha una voce che...trovare parole e aggettivi per definirla è veramente difficile, grandioso, eccezionale!Bravo anche come attore.
Rosalia-Tosca anche molto brava, come è stato già scritto convincono di più le sue doti canore rispetto a quelle recitative, ma è promossa a pieni voti anche lei!

Antonella

 

 

SONIA 4/11/03

Eh si!... Sono passatri già dieci giorni dalla prima della Tosca amore disperato..... dieci giorni in cui le immagini e i suoni mi si sono ripresentati nella mente come brevi ed intensi lampi.... Certo non è facile dare un giudizio su un'opera come Tosca dopo averla vista solo una volta.
Ricordo che prima di entrare nel Gran Teatro mi sono imposta di dimenticare, solo per quella sera, la straordinarietà di Notre Dame de Paris, perchè volevo gustarmi quello spettacolo con occhi nuovi , senza condurmi a paragoni, che inevitabili sarebbero affiorati.
L'emozione era ai livelli di guardi, condita anche da una maledetta influenza, che mi aveva rovinato la serata.... ma la voglia di vedere Vittorio in scena era talmente forte da farmi fare sei ore di auto, andata e ritorno, solo per gustarmi il suo talento, sapevo che non mi avrebbe delusa, la stessa Gabry mi disse, in una nostra chiacchierata, che in tanti anni non lo aveva mai visto sbagliare una volta......no ha sbagliato nemmeno quella sera.
Non ho mai fatto recenzioni e non intendo farne oggi, ma posso solo dire ,ai cari amici che come me "amano" Vittorio, le mie impressioni, le opinioni modeste di una fans.
Eccoci all'inizio dell'avventura con una Tosca in angolo che intona parole su Roma dell'epoca... oddio sinceramente l'inizio non mi prometteva bene!!!!! Fortunatamente il seguito è stato tutto una salita di emozioni, la voce stabiliante di Graziano, ma cantava così bene anche prima?.... la forza di Lallo, e certo la meravigliosità, e scusate se è poco , di Vittorio.... Un Vittorio così non me lo aspettavo, pieno di tutto .... tutto era in lui.... mi vergogno a dirlo, ma lui mi ha divertita.... mi ha fatto ridere in molte scene, dalla falsa imitazione di Mario , le smorfie col ventaglio, alla sedia "quasi" sbattuta sul tavolo, in cui poi cade seduto e imbonciato. Vederlo cattivo, prendere in giro tutti con "scatti" da bambino viziato, prendere in mano le emozioni di quella storia, farle sue per poi donarle a noi, in un miscuglio di follia e di passione, si Vittorio sei GRANDE.... Questo gli avrei urlato... se avessi avuto voce!!!!
Tosca di Lucio Dalla, è uno spettacolo spettacoloso (spettacolare lo si è sempre usato per Notre Dame), che può piacere o no, ricco di tutto, forse di troppo, ma sicuramente da vedere e anche da rivedere, perchè di emozioni riempie gli occhi e l'anima.
Ditemi pure che sono di parte, ma forse non più di tanto visto che molti hanno notato la forza del talento di Vittorio, per questo dico che in uno spettacolo ricco di effetti speciali, VITTORIO è l' effetto migliore perchè è VERO........
SONIA

 

 

MATTEUCCI ci fa amare anche i cattivi.
Tosca del 24/10/03
Storia semi-comica di un viaggio, non il primo, neanche l'ultimo.

PREMESSA
Meditavo da tempo una fuga a Roma per vedere la Tosca. Avessi mai trovato
qualcuno che voleva venir con me! Considerate anche le mie penosissime
risorse finanziarie stavo quasi iniziando a desistere dal
proposito..quando ecco la sorpresa. Il mio capo mi fa "vuoi andare a
Firenze in trasferta la settimana dal 20 al 24 ottobre?" Io mi son fatta
un paio di conti...una settimana di schiavismo puro pur di essere a un'ora
e mezzo di treno dall'evento? Ma si puo'??? Si che si puo', eccome!! Ed
ecco i sogni che si realizzano..
Data unica possibile per vedere lo spettacolo...venerdi' 24 ottobre.
Ovviamente, che giornata poteva essere? : SCIOPERO NAZIONALE DEI TRASPORTI
!!!! Vi risparmiero' i salti mortali fatti per arrivare a Roma in tempo,
seduta su un panchetto di ferro su un carro bestiame, con l'ansia di non
riuscire a ritirare il biglietto che mi aspettava al botteghino di
ticketone. Praticamente sono arrivata febbricitante. Ma alla fine ce l'ho
fatta. Terza fila di platea...sei mia!

OPERA...ALL'OPERA
Io non sono una "tecnica", io vado a cuore. So che non e' molto ortodosso,
ma se il mio cuore batte forte vuol dire che dall'altra parte c'e'
qualcuno o qualcosa che ce la sta mettendo tutta.
E il primo quarto d'ora di spettacolo il mio cuore batte forte, mi giro a
destra, a sinistra, sono dentro la scena "guarda li' - no guarda quello!-
aspetta arriva da sinistra- oddio che impressione ". Non conosco nessuno,
ma mi sembra di essere amica di tutta la platea, parliamo come fossimo
arrivati in gruppo, tutti avvolti dallo stesso stupore di chi sembra di
essere entrato per caso nel set di un film ed essere in mezzo alla scena
cruciale. Non sai come diavolo hai fatto a finire li, forse non dovresti
neanche esserci e fra poco arrivera' il custode a cacciarti, pero' intanto
ci sei, e non ti muovi, perche' sei curiosissimo e stordito dalle
sensazioni.

Di primo acchito mi colpisce molto Angelotti, e Tosca invece mi lascia un
attimo in attesa. Sembra tesa, tesissima, un po' legata. Fra me e me
sogghigno e penso "..fossi io al suo posto sarei gia' morta", in fondo e'
la prima serata davanti al pubblico vero, quello che ha fatto sacrifici
per venire, quindi si dovra' anche sciogliere"... in effetti nel corso
della serata a poco a poco Tosca diventera' forte e drammatica. Per ora,
in effetti, si fa sovrastare dal duetto con Graziano/Mario, e anche nello
splendido coro a tre Tosca/Mario/Angelotti il primo impatto del cuore e'
sulle voci maschili.
Pero' c'e' da dire che lei e' splendida, e sola o in duetto si vede che ci
da' l'anima. Che invidia. Non fosse altro che puo' permettersi, cantando
come un angelo..... di rifiutare Scarpia!!!!

Intanto Graziano e' migliorato tantissimo...la sua voce vien fuori con
potenza nettamente superiore a NotreDame. Anche lo sguardo e
l'interpretazione sono piu' forti e piu' intensi di prima. L'esperienza
paga, e lui e' veramente bravo, mi spellero' le mani e urlero' da stadio
come solo per Vittorio, alla fine dello spettacolo....ma questo e' il sito
di Vittorio, per cui, poche divagazioni sul tema.

Ad ogni buon conto, entra lui in scena, e la mia tachicardia aumenta.
Confesso che il primo impatto con il suo personaggio mi ha un po'
"sconvolto"...vedere Vittorio che canta "ti ammazzo ti uccido ti impicco e
rido" mi ha lasciata momentaneamente a bocca aperta. Io non ero mai
riuscita a vedere apparizioni televisive da cui capire come sarebbe stato
il suo personaggio, avevo solo un'infarinatura della storia gentilmente
fornita dalla mia mamma melomane appassionata. In effetti l'impatto e'
stato davvero forte. La prima cosa che ho pensato e' stata "Dio mio,
questo Vittorio lo devo....metabolizzare". Poi, a poco a poco, mi sono
fatta catturare di nuovo...basta la magia della voce che piano piano ti
accerchia e ...non c'e' stato altro....

Ti trovi a seguire i suoi occhi da pazzo che corrono sulla scena: fanno
correre anche te, ti intimoriscono, se hai l'impressione di incrociare il
suo sguardo senti di dover abbassare il tuo. Ti incuriosisce il sorriso
beffardo, ti fai catturare dai gesti teatrali e volutamente caricati,
incattiviti dalla rabbia, quando essere cattivi e' quasi un dovere. Non ci
si puo' distrarre, lui non te lo permette.
Sono un po' stranita da questa attrazione (insomma, in fin dei conti due ore fa il massimo del problema era arrivare viva a teatro, mentre adesso ho difronte qualcosa che e' davvero tanto piu' grande di me!), ma è anche perché sono davvero da questa interpretazione intensa che corre sul filo della disperazione.

Chi ha detto che Amore disperato e' solo quello di Tosca? Anche se Scarpia
sa solo dire "ti desidero"..perche' il suo amore tutto e' tranne che
ricerca spirituale, lui vive comunque il Suo dramma. Pensare che Scarpia
puo' sognare l'amore solo attraverso una "Tosca in monitor", sensuale quanto
vuoi, ma fredda, irreale..
Il monitor e' l'ammissione della sua sconfitta in partenza: Lui non potra' mai arroventare Tosca con il suo desiderio, di lei avra' soltanto dieci riquadri da scomporre e ricomporre a suo piacimento, ma senza calore.
Un neanche tanto velato riferimento di Dalla al mondo cybernauta di cui anche noi fans facciamo parte?

Insomma, alla fine non si riesce ad avercela con Scarpia, anche se e' malvagio sin nel midollo. Perche' lui e' cattivo quasi per obbligo, probabilmente e' un problema dalla nascita! Chissa', sin da quando era bambino gli avranno messo in mano la fionda e le freccette, gli avranno insegnato a prendere la mira e tirare, sara' stato il capo del quartiere, quello antipatico che soverchiava i piu' deboli da cui tutte noi bimbe
siamo scappate, e per cui da adolescenti impazzivamo. Cosa pretendere adesso, se da adulto uccide un brigante cosi' come schiaccerebbe una fastidiosa zanzara? Non è mica tutta colpa sua. Alla fine lo scuseresti, quasi..
Anche perchè ci sono altri momenti in cui invece Scarpia diventa comico, quasi macchiettistico; si compiace di se' in modo troppo autoironico (un vero cattivo non si
rende conto di essere grottesco...lui secondo me invece si!), insomma lo trovi simpatico, un po' sul triste quando vorrebbe che il palcoscenico della sua vita fosse una immensa Las Vegas, e invece al suo fianco ci sono solo una decina di scagnozzi…

Altri momenti in cui sembra un automa -vedi quando sale e scende dalla sedia su
cui e' seduto come se qualcuno inserisse un gettone legato ad un filo in
una giostra, per poi tirarlo indietro appena vede partire il meccanismo- forse un riferimento al fatto che siamo tutti ingabbiati in un ruolo, in un cliché da rispettare per tutta la vita. Hai voglia a provare ad alzarti, finiremo sempre in retromarcia al nostro posto. Da se stessi non si sfugge anche quando si vorrebbe cambiare….
Anche nell'amore Scarpia usa l'unica arma che ha sempre avuto in suo possesso: la violenza....e quasi se ne compiace, visto che non importa se il contatto con l'amata sia un bacio...o una pugnalata.

Praticamente Scarpia muore di se stesso. Lui che tanto può influire sulle vite altrui con la potenza del suo ruolo, riesce a stroncare se stesso con le sue mani. Tosca è solo il tramite per cui Scarpia soggiace alla sua cattiveria. Non è detto che il bene trionfi..ma il male genera solo il male. Tosca non sarà di Cavaradossi, ma non sarà neanche di Scarpia. Piu' dolore di cosi'.....

Iinsomma, alla fine, a parte qualcosa ancora da metabolizzare, complessivamente sono entusiasta. Questa Tosca mi piace e la rivedrei davvero volentieri.
Un grande applauso a tutti quanti…e giuro amore eterno ed eterna dedizione a Vittorio (se mi sentisse il mio compagno!) :o))))))))).
Spero di non avervi annoiato,
un salutone a tutti

Giovanna

 

MAURA

Roma,
Sabato 15 novembre ore 16.30

Siamo arrivate dal nulla nel nulla, come la ragazza palermitana conosciuta al GT lo stesso pomeriggio ha definito il posto dove si trova il GT stesso.

Non credo v'interessino ora le nostre peripezie perciò passo a raccontarvi quello che ho visto due volte di seguito lo stesso giorno.

Venerdì sera ho avuto la conferma che Vittorio non avrebbe cantato la sera del 15 alle 21.00
Se avrete la pazienza di leggermi fino in fondo, spiegherò perché da spettatore pagante e non da fans accanita di Vittorio, lo spettacolo senza di lui non è assolutamente la stessa cosa.

Sono cose assolutamente personali e quindi come dice De Gregori "…nessuno si senta offeso …".

Compriamo i biglietti da 18 euro per la pomeridiana, avendo lasciato in albergo quelli della serale in prima fila, i primi tre posti a dx guardando il palco, comprati da mio marito come regalo per il mio compleanno a 48 euro tre settimane fa per il sabato sera … di solito il giorno della settimana con la maggior affluenza di pubblico. E non solo in Tosca ma in qualsiasi evento, fosse anche un semplice film al cinema.

32esima fila laterale.
Entriamo, stiamo per sederci e una gentile signorina ci dice che possiamo spostarci più avanti.
Laterale, passato il corridoio centrale, la prima fila i primi tre posti.

Ci sediamo, e dopo qualche minuto "la voce" invita il pubblico a sedersi e soprattutto a non muoversi per i famosi ormai 15 minuti per problemi di sicurezza.
Continuiamo a vedere gente che si sposta da un punto all'altro del teatro senza che nessuno li blocchi e li faccia finalmente sedere (il gruppo più grosso che abbiamo visto doveva essere davanti a noi, e ha continuato a spostarsi sempre nella zona centrale anche mentre Tosca era già in scena e cominciava a parlare seduta sul letto).

Questa è un'altra cosa che da spettatore pagante e non da fans non posso accettare.
E' una questione di rispetto primo per gli artisti e secondo per le persone presenti che non possono concentrarsi su quello che stanno vedendo mentre un branco di buoi se ne va in giro da una parte all'altra a luci ormai spente. In un teatro comunque mezzo vuoto.

Non ricordo tutti i nomi del cast che ho visto nel pomeriggio, anche perché "la voce" non li ha presentati come non ha peraltro fatto nemmeno all'inizio della serale. Come spettatore pagante credo non sia il massimo.
L'unico del cast del pomeriggio presentato ufficialmente a Porta a Porta era Vittorio.
Quindi da qui in poi il mio resoconto metterà i nomi degli artisti prima di quello del personaggio solo per quelli che si ricorda.

Prima di iniziare vorrei che tutti voi sapeste una cosa di me. Giusto per capire che cosa sto per scrivere.
Quando parlerò di emozioni … intenderò soprattutto lacrime represse (ho difficoltà a piangere davanti agli altri) e che mi hanno poi causato un "tracollo" nervoso la domenica una volta tornata a casa.


EMANUELA - TOSCA esce e chiede a SIDONIA di predirle l'avvenire con il suo amore e ….

COSA VUOI SAPERE , E' MEGLIO NN SAPERE …… un'emozione indescrivibile …. Questa faccia che appare all'improvviso in mezzo a questi astri, stelle, angeli … con questa voce incredibile E se già mi ero emozionata sentendo ISKRA in TV … adesso … sono senza saliva, senza fiato, senza pensieri … completamente dentro quello che ho davanti.
Notre Dame visto più volte insegna come sentire e come vedere non siete d'accordo anche voi?

Il suono è terribile.
Altissimo, oltre le loro voci .. e anche questo come spettatore pagante lo trovo …. Poco serio

Dei 15 minuti iniziali credo sia inutile parlare. Sono molto coinvolgenti.

AGOSTINO - CAVARADOSSI chiede chi c'è e SPOLETTA risponde in modo molto divertente
Poi la cosa che ricordo bene è l'attacco di Luce di miei occhi, nel senso che ho sentito le parole che Dalla ha usato per legare questo pezzo a tutto il resto e ho capito come collocarla all'interno dello spettacolo. E mentre canta non riesco ad immaginarmi che cosa riesca a fare Graziano di più. E' stato davvero bravo. Per essere il cosiddetto sostituto di Graziano è davvero un grandissimo sostituto e anche se c'è lui non rimpiangi che Graziano non ci sia.
Mi ha coinvolto molto in maniera emotiva "Giuro"
Il mio collega che canta in un coro mi ha detto dopo che gli ho spiegato che è un trio fatto da due uomini e una donna che è strana come cosa. E' molto difficile da realizzare e di solito per evitare guai si tende a fare i pezzi o in 4 o meglio in 6.
L'hanno cantata in un modo divino.

EMANUELA - TOSCA che bella voce, che ragazza graziosa e soprattutto …. Che brava.
Tanto brava. Sensuale mentre canta Luce dei miei occhi, capricciosa mentre affronta Scarpia, devastata dal dolore nel momento in cui toccando il corpo di Cavaradossi e guardandosi le mani si rende conto che è morto, che è pieno di sangue.
E urla tutto il suo dolore .
Ti strazia davvero il cuore. Ti inebetisce.
Hai la sensazione netta che sia morto sul serio e che sia il suo amore e non un attore con cui sta recitando.
E' davvero un peccato che ci sia Lia la sera. Per me e ripeto "per me" lei è Tosca.
Ma questo ve lo spiegherò dopo.

VITTORIO - SCARPIA. Ho aspettato tre settimane per vederlo. Ma badate bene non lui Vittorio. Lui che fa Scarpia. Sarebbe stata la prima volta che lo avrei visto a due metri interpretare un personaggio di cui avevo tanto letto e tanto sentito parlare e che avevo visto per due minuti in una canzone in TV e avevo pensato che era stato bravissimo.
Tra l'altro ho scoperto nel momento in cui è entrato in scena che per metà dello spettacolo e forse anche di più sarebbe stato esattamente davanti a me.
Non è solo bravo è molto di più.
E' un professionista davvero completo.
Uno Scarpia che appena entra in scena, seduto sul trono fatto dalle braccia delle sue guardie, vestito di pelle, con gli anfibi e gli occhiali neri …. Fa partire un boato di applausi, di urli e cosa pazzesca … di risate.
Sembrava un fumetto, non so se rendo bene l'idea. Sembrava finto, sembrava disegnato.
E poi inizia a cantare … una meraviglia per le orecchie. Ma questo lo sapevo già. E' il suo mestiere. Non fa il panettiere o il fruttivendolo. Di mestiere ha scelto di fare il cantante. E lo fa bene. Prova, riprova, canta, modifica, cerca un altro modo per cantare per la millesima volta la canzone che canta da settimane, esattamente come per Parlami di Firenze.
PER TE che è l'unica canzone che hanno fatto sentire durante Porta a Porta è diversa da come l'ho sentita. La fa con un energia triplicata, pieno di ironia, di follia, di egocentrismo di … come dice il neonato di "Chi ha incastrato Roger Rabbitt" … IO NN SONO CATTIVO E' CHE MI DISEGNANO COSI'…..
Ecco lui sembra disegnato tanto è finto, ma non sei proprio sicuro che sia finto …
E poi tutto il pezzo che canta insieme a Tosca quando la fa portare al suo cospetto e cerca di farle dire dove si è nascosto Angelotti.
Mitico … pazzo in un modo ….pazzesco e terribilmente divertente quando fa finta di spaccare la sedia e poi invece se la fa scivolare addosso, se la mette sotto il sedere e si siede di colpo. Mitico. La cosa più bella che si sente e che passa e che lui è assolutamente convinto di essere cattivo, cattivissimo, però insomma … ce lo hanno proprio portato.
Mannaggia se lei si concedesse … chissà …..magari proprio buono no … però insomma ….
E poi Emanuela che fa la civetta con quel boa enorme e lui che saltella dietro di lei, salta sul tavolo, scende dall'altra parte, si siede come un bambino viziato sul tavolo stesso e la guarda facendo dondolare le gambe ….

Ho avuto la sensazione che Emanuela si divertisse molto a fare quel pezzo con Vittorio.

La cosa che mi ha fatto più divertire è stato il commento della mia amica che "non è una fan di Vittorio" e che non è presa come me da questa cosa che alla fine di tutto mi fa … "ma come diavolo si fa a dire di no ad uno così" e lei intendeva il personaggio e non l'artista.

Il pezzo rap durante il quale praticamente oltre a urlare "Cosa" passa il tempo a ballare seduto sulla sedia … non mi sono mai divertita tanto
Mi dispiaceva ridere perché povero Agostino non era esattamente in una situazione piacevole, anzi, ma tra lui e Spoletta non si sapeva chi guardare …

Non so come s'intitola, abbiate pazienza, ma la canzone che canta abbracciando l'immagine di Tosca sul televisore … forse non è la più bella in assoluto … ma lui la rende veramente incantevole.

E poi risate durante tutti i momenti, urli e applausi mentre canta … insomma … uno spettacolo nello spettacolo.

Il primo tempo dello spettacolo scorre via in modo fluido e ti dispiace quando il sipario si chiude.
Il secondo è molto più pesante e ci sono cose secondo me troppo lunghe.
Il balletto di Pasquino forse è un po' troppo lungo.

E' molto coinvolgente il pezzo finale dove Tosca rivela a Cavaradossi il piano per fuggire, il fatto che ha il lasciapassare e che ha ucciso Scarpia.

Quando Cavaradossi riattacca sulle scale Luce dei miei occhi ho pensato che fosse bella.
Ma quando ho visto fare la stessa cosa da Graziano ho proprio capito che cosa aveva detto e che cosa sarebbe successo.
Ma ve lo spiego dopo.

Il finale con l'urlo di Emanuela, anzi sono stati due, è stato emotivamente veramente pesante. Mi ha fatto male.
Come ho già detto e non mi stancherò di ripeterlo lei è stata grandissima.


Alla fine un boato d'applausi, fiori ad Emanuela e un tripudio per Vittorio.


Roma
Sabato 15/11 ore 21.00
La sera ho visto:

CLAUDIO -SCARPIA
E' bravo. Davvero è bravo. Ha una bella voce, sul palco si muove benissimo.
Ma tutta la follia di Vittorio non c'è
Tutta la schizofrenia di Scarpia del pomeriggio non c'è.
E' molto più statico, non arriva su certe note che invece Vittorio letteralmente si mangia.

E tutto questo alla fine avrà il suo peso tra il pubblico pagante in sala.

ATTILIO - ANGELOTTI
Che bella voce e per essere così giovane è davvero bravo in scena.
Ha cantato Giuro in un modo … pazzesco
Forse il suo pezzo forte che dovrebbe essere quello con Spoletta quando gli chiede dei suoi figli dovrebbe renderlo un po' più … sentito.
Ma è molto giovane e credo che un pezzo così sia un po' difficile con poca esperienza

LALO - SPOLETTA bravo, simpatico e commovente nel pezzo di cui parlo sopra per Attilio. Lui l'ha fatto davvero bene, In effetti Lalo non credo abbia vent'anni.

GRAZIANO - CAVARADOSSI che dire… superlativo. Sabato secondo me era in stato di grazia. Già dalla prima frase che rivolge non sotto riflettore a Spoletta chiedendo chi c'è … già da li capisci che è più di qualsiasi cosa.
E ho provato di nuovo quella sensazione che mi ha spiegato un volta il mio amico che canta.
Lui dice che uno davvero bravo la voce la spinge verso di te. Mi ha detto una volta ".. se canta davvero come deve cantare con i fiati e i tempi in ordine, avrai la sensazione che il suono che esce dalla suo bocca venga diritto verso di te che lo stai ascoltando. Senza forzatura. Senti come una mano che ti tocca e ti spinge e ti tiene fermo lì"

Ecco quella cosa spiegata così io l'ho provata il 5 ed il 10 marzo qui a Torino quando Matteo e Vittorio hanno cantato Parlami di Firenze.
Mi sentivo attaccata alla sedia. E avevo la sensazione che il suono fosse dritto, verso le mie orecchie e non amplificato.
Ecco Graziano sabato sera mi ha fatto provare esattamente la stessa cosa.
E' stato bravissimo. Sentivo che piano, piano saliva il tono ed era sempre più forte e mi teneva ferma sulla sedia.
Quando ha cantato Giuro ero letteralmente senza fiato. Lui saliva di tono e questo suono sembrava mi toccasse.
E' stata una bellissima sensazione.

Quando ha cantato di nuovo Luce dei miei occhi lì ho capito che cosa diceva a Tosca e cioè che aveva paura e aveva paura di non vederla più e quando il faro lo ha illuminato in viso e di colpo ha cantato "…Luce dei miei occhi …" di nuovo il suono sembrava toccarmi

Con Vittorio è stata la cosa più spettacolare che io abbia visto nello spettacolo.

ROSALIA -TOSCA - Chiedo scusa a tutti i fans di Lia, ma è fredda come il ghiaccio. E' bellissima, ha una voce probabilmente molto più bella di quella di Emanuela ma non trasmette nulla.
La scena finale … mi scappava da ridere, era così costruita, senza dolore, senza emozione.
E Graziano era stato bravissimo.

Il boato alla fine è stato tutto per lui.
Assolutamente come per Vittorio. E' stato il più dello spettacolo.


E adesso parliamo di pubblico pagante?
Passando per uscire ho sentito con le mie orecchie persone che dicevano che si era bello ma che nn lo avrebbero rivisto un'altra volta. E vi assicuro erano tante.
E alcuni di loro erano letteralmente fuori di se per avere pagato un prezzo così e non aver visto il cast al completo.
Una ragazza diceva all'altra che il problema era che lei non aveva visto Vittorio.
La ragazza in questione si è girata di colpo e brutalmente le ha risposto ".. E ti pare poco?"

Andra per me non è stata la stessa cosa vederlo al pomeriggio e vederlo alla sera
Se non avessi saputo che Vittorio non c'era avrei visto solo la serale e ti assicuro .. non lo vedrei di nuovo.
Per mia fortuna e mi dispiace per la ragazza di cui sopra io ho visto anche la pomeridiana.
Ed è davvero un altro spettacolo.

Ho speso tantissimi soldi per qs trasferta.
E sono stata fortunata ad avere saputo che Vittorio non avrebbe cantato.
Ma non è corretto togliere il sabato sera, giornata con la maggiore affluenza di pubblico uno dei tre interpreti principali.
Quelli che tu hai presentato in TV, li hai intervistati sui giornali e io pubblico e non fan che non sa nulla del doppio cast ma solo dello spettacolo, mi aspetto di vedere chi mi hai fatto vedere per primo tu.
Non è corretto prima verso gli artisti e poi verso il cosiddetto pubblico pagante.

Anche nell'opera c'è il doppio cast è vero
Ma sei informato del fatto che per tot. Giorni ci saranno quelli e non gli altri
E non arrivi li pensando di vedere Pavarotti e poi non c'è.
Quando è successo e non è stato comunicato, è successo un macello.
La gente si è "leggermente" alterata ed ha fischiato la produzione e molti hanno ottenuto il rimborso del biglietto pagato.


Non pretendo tanto, ma un po' più di rispetto forse si.

Scusate se sono stata lunga.

Un bacio a tutti. MAURA

Rosalia contro Manuela, Vittorio contro Claudio… chi vincerà? (Roma 22/11/03)
Eccomi, ancora una volta qui, ancora una volta, sapendo destinazione e pubblico di quest'altro commento, quest'altro brandello di vita.
Ieri pomeriggio, sabato 22 Novembre, sono stata al Grane Tetro. Tosca Amore Disperato in programma. Notizie sicure: tutto il primo cast, tutto. E così, dopo una prima visione con il cast mutilato di Graziano, avrei avuto la possibilità di vedere ciò per cui mi ero interessata al musical, i miei amatissimi artisti di Notre Dame.
Invece. Vittorio, Rosalia, e Graziano (con quanta precisione colpisce il destino!!!) si sono fatti spostare allo spettacolo serale… Così. Ed ho potuto ammirare l'interpretazione di Manuela, e di Claudio… la seconda Tosca, il secondo Scarpia.
Quindi, è inevitabile un confronto.
Cominciamo con le donne: Rosalia, e Manuela. E' innegabile dire che entrambe hanno una voce superba, anche se forse quella di Rosalia è più levigata ed incisiva negli acuti, probabilmente merito del passato a Notre Dame. Tolto questo aspetto, le due voci si eguagliano, e la mia attenzione si concentrerà principalmente sull'espressione, sull'interpretazione, insomma, sulla parte "recitata" del musical.
Rosalia è aiutata dalla fisionomia e dalle origini meridionali, che bene si prestano ad una Tosca passionale e gelosa. Gli occhi, i capelli neri, il portamento, le conferiscono tutte le doti essenziali per presentare il personaggio, feroce ed aggressivo, nel suo amore per Mario, nel suo disprezzo per Scarpia. Manuela non ha lo stesso fisico, e di conseguenza viene meno la componente base su cui poi far sviluppare le azioni della protagonista. Ma la sua espressività è palesemente più carica di significato di quella di Rosalia, la sua Tosca ha un carattere definito, che spesso manca all'altra.
Il personaggio di Rosalia è controverso, e non riesce ad unire aggressività, dolore e timore nella giusta misura, dando come risultato finale un tormento senza pace, che non lascia neanche intravedere una soluzione unitaria al carattere di Tosca. L'interpretazione di Manuela è più dimessa, quasi romantica, ama Cavaradossi con gelosia sottile e riconoscibile solo dai testi delle canzoni, teme Scarpia e gli si abbandona, mettendo in evidenza l'attrazione che prova per lui, proprio quello che Dalla cercava. Più coerente, quindi, ma anche meno aggressiva, e alcune parti perdono visibilmente intensità: si nota chiaramente ne "La Gelosia", in cui l'ostentazione forzata dei suoi tormenti stona con la pacatezza mite della "sua" Tosca.
Ed ora, passiamo a Vittorio, e a Claudio. Premetto che Vittorio è un fenomeno scenico, e che al di là del personaggio, della scenografia, di tutto, è e rimane spettacolo di per sé, e questo è innegabile. Ironia, follia, odio e rancore, miscelati in un unico personaggio, che associa momenti di intensa lucidità omicida a demenzialità infantili. Un pazzo bambino, che si muove sulla scena come un serpente tormentato, che si avvolge e contorce su sé stesso, incapace di trovare una sua pace, un sua spiegazione, un suo perché. Questo lo Scarpia di Vittorio, folle fino in fondo, fino al punto in cui non si riesce più a capire se anche il capriccio è studiato e lucido, o i momenti atroci in cui è l'odio a parlare siano brevi istanti in un contesto di assoluta confusione.
Lo Scarpia di Claudio è molto più "coerente". Meno folle, in sostanza, meno ironico, meno slegato dalla realtà. Il suo carattere distintivo è l'odio, non la pazzia. Odio ed egocentrismo, uniti con lucidità e compostezza, e anche nelle canzoni in cui Vittorio fa emergere la demenzialità dei comportamenti di Scarpia, Claudio ci mostra solo un uomo astuto, tanto sicuro di sé da sapere di poter spingersi al di là di qualsiasi regola, anche di quelle della decenza, o della dignità.
Da brava fan accanita di Vittorio, ho aspettato con cuore in gola "L'accoltellamento", già pronta a scagliare ogni genere di critica su Claudio.
Invece. Passione, passione bruciante e lacera, senza spiegazione, perché Mario, anche in punto di morte, è più fortunato di lui, che ha tutto, ma che non può avere l'amore di Tosca. Gesti ed atteggiamenti calzati su misura in questo ambito, e allora vediamo Scarpia avvicinarsi, sfiorare la pelle di Tosca, baciarle il collo, e la sentiamo crescere quella passione, vibrare nel teatro, e logorarci l'anima. Poi Scarpia muore. Un volto senza espressione sulle fattezze di Claudio, e l'uscita di scena.
Vittorio legge diversamente l'uccisione del Barone. C'è meno contatto, e questo dispiace. Vorremmo vederla quella passione, insinuarsi fra le parole e le poltrone della sala, anche se si avverte, credo tutti vorrebbero toccarla, e sentirla nelle dita della mano, mentre sul palco un folle… ecco, forse il punto è questo. Lo Scarpia di Vittorio è troppo folle per avere lucidità del suo atto, visto solo come soddisfazione di un capriccio. E' per questo che un'orribile, ed incontenibile per bellezza, smorfia nasce sul volto del Barone appena ucciso, perché in parte c'è riuscito, ad averla, le ha sfiorate, le labbra di quella magica Tosca che l'ha fatto rinsavire e impazzire del tutto contemporaneamente.
Claudio è razionale, anche nell'atto massimo di violenza, Vittorio ci offre lo spunto per giustificarlo, quel folle, perché non c'è logica nei suoi gesti.
Quando il sipario si chiude, per poi riaprirsi tra lo scroscio degli applausi, è lo Scarpia di Claudio che ci ha ferito il cuore, con il suo odio a tutti i costi, ma è il Barone di Vittorio che vorremmo avere accanto, da coccolare e amare, perché il mondo è stato troppo ingiusto.
Come ho già detto qualche altra volta mi pare, ogni gesto di Vittorio è riconducibile al suo sorriso, e chi non giustificherebbe un sorriso così?…
Valeria

 

KLAGENFURT luglio '04

Eccomi qua in veste d'inviato non ufficiale a raccontare di questa splendida settimana che stiamo trascorrendo in una località fino a pochi mesi fa sconosciuta (per noi): KLAGENFURT.
Sabato 24 alle due e mezza di notte al solito motto: "L'AVVENTURA CONTINUA" si parte da Ancona. Il viaggio forse perché accompagnato dalla certezza di passare una splendida settimana, scorre tranquillamente e alle otto di mattina vediamo l'uscita per Villach, i 650 km circa erano quasi tutti alle spalle, dopo pochi km, sulla destra, nascosto da una distesa d'alberi s'intravede uno specchio d'acqua….. zitti tutti, sono partite le prime note, lo spettacolo sta di nuovo iniziando…….
Prima di continuare vi dico che sto su una panchina che abbiamo trasportato sul lungolago a venti metri sulla destra del palco, si vede metà palco…….. ecco i cavalli ed ecco Rosalia che inizia nel suo playback (ieri sera non è partito) ROMA ROMA GIARDINO DELL'AMORE……. Ecco il cannone, l'audio anche da qui è buono. Ma torniamo al viaggio: lo spettacolo che si apre negli squarci di lago rubati mentre guido è impressionante, un lago di rara bellezza, tantissimo verde e piccoli concentramenti di abitazioni tipiche montane sulle sponde. Ancora pochi km e mentre vediamo il cartello Klagenfurt sulla sponda, vediamo un enorme struttura che si allunga sulla sponda del lago, Claudia lancia un urlo "E' il palco di Tosca". Arriviamo… sono le otto e trenta e fino al pomeriggio niente albergo, si esce dall'autostrada e in pochi metri vediamo un mega cartellone, mai visto in Italia di Tosca, con il volto di Rosalia al centro. Si scende e si fanno le prime foto. In due minuti ci troviamo davanti al palco, parcheggio e ci avviciniamo: in effetti, sia il palco che la platea sono sull'acqua una grossa piattaforma unisce la struttura alla terraferma. Altre foto e poi via a fare una passeggiata in città. Tralascio e passo al pomeriggio, alle cinque ci troviamo nei gazebo di fronte al palco, piove, arrivano i primi monovolumi che trasportano i ragazzi, scendono, il primo a scendere è Vittorio che Claudia accompagna al bar con il proprio ombrello, anche noi c'improvvisiamo accompagnatori ed a turno sotto l'acqua li accompagniamo con i nostri ombrelli, ci fermiamo a parlare con loro e Vittorio ci spiega che la produzione ha preteso sempre il cast a e solo il martedì salvo inconvenienti (e ci sono) c'è il cast b. Arriva Valerio il "borgataro" e con un gesto tipico del trio "Aldo giovanni e Giacomo" si porta le mani al volto e grida "non ci posso credere" siete anche qui. Conclusione: vederli li ha fatto crescere la voglia di ascoltarli e così, nonostante avessimo i biglietti per l'indomani e per il mercoledì, acquisto i biglietti per la serata: prima filaaaa!
La felicità dura poco……. Zitti: LUCE DEI MIEI OCCHI……. Sospendo la stesura del testo.
Dicevo che la felicità dura poco, alle otto gli artisti escono, sta continuando a piovere e lo spettacolo è annullato, pazienza, li cambiamo con la serata di venerdì.
Certo che visto da questa panchina il giuramento ha un fascino particolare, è veramente bello! E mentre tre Stro…. Di austriaci si buttano nel lago e fanno casino (stranamente stasera non è freddo, oggi è giovedì e fino ad oggi la sera si tremava dal freddo, il pubblico veniva addirittura con le coperte e con una quantità industriale di Autan, qui le zanzare sembrano elicotteri e sono cattivissime.
Ma passiamo a domenica: giornata passata a visitare gli splendidi paesini situati sul lago e finalmente arriva il momento, dopo aver a lungo chiacchierato con Graziano e Rosalia finalmente si entra, il palco è il solito, con delle piccole varianti in quanto i gradini sono posti solo nella parte centrale, nel restante spazio c'è l'acqua. Una piccola passerella in legno unisce il palco alla platea. Inizia lo spettacolo, come già anticipato cast a. La battaglia subisce modifiche a causa dello spazio, sorpresa: Valerio all'improvviso esce dall'acqua agitando una bandiera e aggrappandosi alla passerella per poi scomparire di nuovo in acqua. Lo spettacolo è bellissimo, tutti sono al massimo, addirittura mi sembra di molto migliorata l'interpretazione di Attilio, Lalo ha acquistato una grande padronanza del personaggio e la caratterizza sempre più con i suoi divertenti atteggiamenti. Vittorio Graziano e Rosalia sono splendidi. Che dire del pubblico…..TEDESCO. sembrano divertiti ed applaudono su Dio Dio Dio e su Mortaci tua, per il resto, il brano che più li prende è il giuramento. Al termine noi quattro in compagnia di Vania e famiglia ci allunghiamo sulla passerella che unisce il palco alla platea, la security ci fa fare e dopo un po' anche Loredana (infortunata) e Antonio che si sta saltando tutte le serate, a causa di un mal di schiena, ci raggiungono, poi arriva Fabrizio. Mi giro… tutti seduti, composti, ma applaudono. Stì austriaci!!!
Si esce, nonostante il freddo rimaniamo e quasi tutti si fermano a chiederci impressioni sullo spettacolo, Graziano c'invita a mangiare con loro nei gazebo antistanti il palco dove è allestito il catering, ma noi decliniamo l'offerta.
Lunedì è giorno di riposo e ne approfittiamo per visitare la PIRAMIDENKOGEL una torre che si alza per 54 metri sulla cima di un monte nei pressi del lago, a circa venti minuti d'auto da klagenfurt: lo spettacolo è splendido, si arriva sull'ultima piattaforma con un ascensore e da lì si può ammirare a 360 gradi l'intera vallata con i laghi e i paesini che si affacciano su di essi, uno spettacolo da non perdere (non consigliato a chi soffre di vertigini):
E' finito il primo tempo e Claudia e Daniele che si stanno facendo il loro quarto spettacolo in 5 giorni escono a salutarci.
Veniamo a martedì, il cast è il b, con l'aggiunta di Iskra e di Attilio che non se ne sta saltando uno a causa del forfait di Antonio, Claudia e Daniele entrano in una serata gelatissima, mentre noi ci sediamo in panchina (banchina), non avevo mai ascoltato Enrico nelle vesti di Cavaradossi e Brunella nelle vesti di Tosca, Brunella ha avuto problemi di audio e vorrei risentirla, mentre Enrico mi ha impressionato, deve lavorare un poco, ma ha un'ottima voce. Al termine del primo tempo cediamo, martedì era veramente freddo e sul lungolago eravamo rimasti solo noi, ci mettiamo a correre e il secondo tempo lo ascoltiamo da dentro la macchina accendendo ogni tanto il riscaldamento. Al termine dello spettacolo raggiungiamo i figli in platea, giusto in tempo per applaudire sul finale gli artisti.
Mercoledì altro spettacolo, cast a, come ogni sera è consuetudine fermarci a parlare e scherzare con i ragazzi, che sono veramente rilassati e tranquilli, disponibilissimi. Serata da tutto esaurito, come d'altronde lo era stato il giorno precedente. Lo spettacolo è splendido, se non fosse per qualche problema tecnico, troppo spesso gli artisti sono rimasti in ombra per il playback di Rosalia che non è partito e per gli spari dei soldati ai fuggiaschi appesi alle corde che non c'sono stato. Al termine tentiamo di portare dei fiori a Rosalia e a Brunella che fa Sidonia, ma non ce lo permettono. Li aspettiamo come consuetudine, sia graziano sia Valerio c'invitano ancora nel catering con loro, ma noi aspettiamo l'uscita di rosalia e Brunella alle quali consegniamo i fiori, baci abbracci e tutti a nanna.
Oggi come dicevo di nuovo cast a, i figli sono entrati e noi stiamo a goderci lo spettacolo e vi garantisco che da questa posizione è vedibile e con un buon audio. Nella mattinata abbiamo fatto una gita a Lubiana, domani andremo a Salisburgo, e poi ultimo spettacolo naturalmente in prima fila, per sabato non ci sono prospettive lo vedremo dalla panchina, sembra essere tutto esaurito, oggi potevamo entrare tra il primo e il secondo tempo, nessuno controlla, ma si sta tanto bene qui e poi devo scrivere. Mi sono accorto di aver scritto un poema, probabilmente carico di errori, ma sto scrivendo al buio e su una panchina mentre mi fermo ogni tanto a vedere lo spettacolo….
C'E' QUALCOSA DI NPERVERSO, NEL TUO CUORE…… basta questa non me la perdo ciao a tutti
Marco Black


 


 

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